Nella storia dell’Arte, dal ‘500 in avanti si è assistito ad una trasformazione da un genere artistico all’altro, in piena sintonia con i canoni classici del’estetica, che vedevano in primo luogo la bellezza cantata in ogni suo manifestarsi. Così la scultura del ‘600 diventa la trasposizione delle opere di Michelangelo, il barocco europeo ne riassume le forme e la sostanza. In ogni città vive in diverse dimensioni e forme fino a ridare fiato a dipinti nuovi: l’arte ripercuote l’arte come bisogno di testimonianza e non di sola eco. Più tardi nell’800 fu la scultura di Rodin a intingere i pennelli di De Lacroix e non viceversa. In un continuo riprendersi e riannodare i fili di tradizioni e cultura congiunte e disgiunte. Pittura e scultura si apparentavano per poi disgiungersi e riaffermare la propria identità di genere, come suole succedere persino fra gli umani. Ed ecco che all’apparire del ‘900 il futurismo di Boccioni, Balla, De Chirico colora la scultura di improvvise ombre e mancamenti, la fa rilucere come pietra sfaccettata al diverso alternarsi delle ore, introduce movimento e scalpore nella carne del marmo e del legno.

E nella carne del marmo, dolce, tenera, acuta e rigorosa immerge lo scalpello, generoso forcipe di nuova stagione emotiva e descrittiva, la giova ne straordinaria Erica Gregorini.

Nella carne del marmo descrive la sua prima nascita, una nascita che è di sé stessa e del mondo, una virgola appena in dolce riposato loco o logo, come a dire, sono qua e basta. Nella carne del marmo

si appassiona erigendo nel turbinio rastremato di capelli una forte figura di donna, a metà fra la pittura di Cocteau e quella più antica, ripiegata, raffinata di Klimt. Figura di donna ricca di accenti pittorici, di stravaganti scansioni ritmiche che ricordano persino la musica di Schoemberg, scabra, graffiante ed essenziale. Ma è nel ricordo vibrante di quella bocca levigata e surreale che si apre una porta straordinaria all’iper-reale. Sorriso di eterno vibrato sapore, sapore di reale eterna giovinezza. Questo sorriso levigato ed immortale è un occhio che ci guarda con nuovo stupore, perenne nascita di qualcosa che sfiora l’anima e la fa fermare… Dopo la natività è bello sentirsi nascere da quel sorriso.

Bello è anche pensare di mettervi una mano come per imbucarvi un pensiero peregrino. La scultura diventa pittura, torna a qui increspare l’anima e a turbarla. Questa bocca lontana eco di un futuro neo-futurismo segna una svolta. Se la guardate partendo dal sorriso che emana, fa nascere nuove forme allungate e pigre. Come le mani che l’accarezzano e la vorrebbero per sé. Qui la scultura diventa forma astratta, evanescente fantasma, fantasia proattiva, in un gioco di continue proiezioni.

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Così li cresceremo da veri femministi Alessandra Lancellotti psicologo life coach psicoterapeutaAlessandra Lancellotti psicologa della salute e delle organizzazioni, corporate e life coach