Umberto è capostipite di una famiglia delia media borghesia chiavarese. Il padre, valida figura professionale soprattutto nel periodo post bellum, riversa tutto il suo amore in questa creatura così tanto attesa e voluta. Umberto arriva infatti dopo dieci anni di matrìmonio. Le aspettative, soprattutto paterne, nei suoi confronti sono al massimo.
Infatti egli si chiama come secondo nome Massimo. Umberto Massimo è anche bello. Che cosa si può Volere di più dalla vita? Il padre di Umberto si porta il figlio in ufficio già da quando ha sei anni. Gli fa vedere le belle macchine da scrivere. Gli insegna a battere con le piccole mani grassocce le prime lettere commerciali. Se lo porta dai clienti: insomma per Umberto è una vita da papa re!
Poi arrivano 1 quattordici anni e i quindici: Umberto diventa così bello da mozzare il fiato. Quando va in giro il padre raccatta gli sguardi a lui diretti. Il rapporto subisce una sterzata. Il padre va in tilt, da amorevole diventa acre e sferzante: non coglie occasione per batostarlo in pubblico. Nulla gli va bene. Prende sette? Doveva prendere otto! Prende otto? Doveva prendere nove! A nulla valgono i supplichevoli sguardi della madre che dal canto suo lo «cova» con gli occhi: era ora che le alleanze si invertissero! Così Umberto innamorato di papa diventa il suo nemico più acerrimo. Spostandosi le alleanze Umberto non pensava mai e poi mai che il fatto stesso di diventare il peggiore nemico di suo padre e il miglior amico della madre lo ponesse in difficoltà con le ragazze: infatti se a scuola veniva redarguito dal padre (mai contento), nella vita era sempre rimproverato dalla madre. Ma come, esci con quella lì? Umberto era costretto a fare tutto di nascosto e perciò aveva sensi di colpa infiniti. Inoltre la sua sicurezza di base era andata a finire alle ortiche. E se l’aspetto continuava ad essere da re, l’interno, l’«intus» iniziava ad essere seriamente disturbato. Quando si sposa la madre non arriva neppure all’altare. Umberto fu in quella occasione che ebbe le prime crisi come di annebbiamento visivo. Inoltre un cerchio alla testa gli impediva di godersi la cerimonia. La cerimonia non fu per niente da re e neppure da giovane rampollo. Umberto si sposava alla chetichella timoroso di non aver fatto la scelta che si aspettavano da lui. E infatti dopo appena nove mesi la moglie lo lascia e Umberto torna a casa con la coda in giù. Come a dire: avevi ragione tu mamma! Il padre sempre più asciutto con lui non lo degnava neppure di uno sguardo. Quando gli parlava era per rimproverarlo di qualcosa.
Ebbene, Umberto torna a casa. Che brutta figura faceva ogni volta che doveva portare un cliente! Ma Umberto pensava che quella era il giusto prezzo che doveva pagare pre non aver ascoltato i genitori nella sue scelte, sie personali che professionali. Dopo due anni di questa vita malvagia Umberto sente la voglia di farsi una sua casa, tutta sua. E lo dice quasi con chiarezza. I genitori naturalmente gli rifanno i conti degli sbagli fatti nella vita e insistono perché resti con loro fino a un nuovo matrimoniò.
Intanto crescono i sintomi di un malessere bruciante che Umberto covava dentro: sempre mal di stomaco aveva e dolori lancinanti all’addome. Con molta pazienza si recava lo stesso all’ufficio paterno, dove peraltro sbiadiva in professinalità nei confronti del padre. Il quale mai valorizzava i suoi tentativi di «riuscire» anche lui. Ormai Umberto a trent’anni era diventato una larva. La madre e il padre incominciarono ad impensierisi e più egli stava male e più essi si sforzavano di mandargli messaggi negativi circa la sua presunta voglia di autonomia. Ma ce la farai da solo? Ma se già da ora sei conciato in questa maniera? E più andavano avanti con queste mene e più i dolori aumentavano e più i genitori gli dicevano: non ce la farai da solo, non ce la farai mai… Cosi che un giorno, Umberto decise.
Siprese una casa meravigliosa affacciata sul mare. Inizio ad arredarsela con cura. Poi dopo gli esami e la lastra, la diagnosi arriva come un proiettile. Non sappiamo quante probabilità ha di scamparla. Umberto malato di aspettative ipertrofiche e di gelosia da parte dei genitori, dentro, covava il malessere di non essere all’altezza delle ansie dei genitori. Si sentiva deludente ed era deluso. Talmente deluso, da aver voglia di traslocare, in un’altra dimensione di sé? Ma quale?
Troppo spesso le aspettative dei genitori finiscono con l’essere letali per il figlio. Quasi un tentato omicidio (inconscio). Curare le aspettative grandiose dei genitori e un modo come un altro per restituire la vita a chi ne è fatto centro.

La Repubblica, 1991

Contatto rapido

Non sono disponibile al momento, ma potete lasciarmi un messaggio e vi risponderò al più presto. Grazie.

La mamma è sempre meglio dell'assistente sociale Alessandra Lancellotti psicologo life coach psicoterapeutaMaternità: lavorare fino al giorno prima? Alessandra Lancellotti psicologo life coach psicoterapeuta