L’albero che gronda sangue, e che invece di avare foglie ha solo rami striminziti, buchi nel tronco e colori smorti rappresenta una precisa metafora del dolore cupo e continuo che caratterizza il bambino conteso. Talvolta i minori si rifiutano addirittura di farlo, oppure non ci mettono né sole né radici, né erba. Questi alberi infatti rappresentano con drammatica semplicità e scientifico rigore il tipo di desertificazione interna di cui è fatto oggetto il bambino nel caso non riesca a trovare pace la famigiia da cui nasce. Quando poi diventa l’ostaggio inconsapevole di una lotta che vede solo perdenti, il bambino diventerà un adolescente cupo o uno schizoide che nasconde una tale rancorosità di fondo, da doversi trincerare sotto una difesa caratteriale, perché non si percepisca l’odio e la mancanza di fiducia ed amore che egli ha nei confronti del mondo intero.
La separazione dei genitori è uno degli eventi più drammatici per i figli se “dopo” sparisce il genitore non affidatario. A questo punto in effetti diventa la separazione del figlio dal padre e del padre dal figlio. All’evento di per sé tragico di uno separazione subentra per il bambino il lutto non solo di avere perso una famiglia come contenitore buono, ma anche il dolore di non vedere più papà. Parlo di padri soprattutto perché sono loro i più colpiti nella guerra dell’affido. Me la stessa cosa varrebbe per una madre non affidataria, che rischia di diventare tuttalpiù una presenza futile e non rappresentativa nella vita del figlio.
Se oltre a questo strappo doloroso e a questa eterna mancanza di uno dei due genitori si aggiungono gli anni di lotta per le controversie che riguardano sia il patrimonio sia il controllo sul figlio, non viene risparmiata al bambino una micidiale miscela fatta di odio, di revanchismo e di aggressività.
Valori molto distanti dalla compiutezza e dall’etica, di due persone adulte, che pur mettendo in gioco le loro parti più regredite e regressivanti durante la separazione dovrebbero, alla fine riuscire a trovare una strada comune per il comune bene del bambino. Ma così non è, e molto lantani sembrano i tempi di un’elaborazione sistematica, dei dati e dei vissuti inerenti la separazione.
Tanto che i sentimenti maggioramenie riscontrabili sono tipici del bambino polimorfo perverso di freudiana memoria, rabbia possessività, egoismo, senso di abbandono, predatività. Poco è il comune senso di responsabilità verso soluzioni che comunque valorizzino l’ex partner in quanto padre o madre.
Se la persona che si separa ha ricevuto gravi ferite interne da bambino durante la separazione non può tutelare né se stesso né il proprio figlio dall’aggressività di un sistema che acuisce le sue tensioni perché timoroso di perdere a causa dell’equivoca univocità dell’affido.
Di fronte a tanto infantilismo degli ex, lo Stato sta intervenendo in modo massiccio, tentando di tutelare il minore con l’istituzione di affidi ai Comuni. Se da una parte qausto difende il minore dalla litigiosità dei genitori, dall’altra espropria i genitori da ciò che li caratterizza maggiormente e cioè il loro ruolo. che si vuole in questo modo azzerare… Anche i figli vengono espropriati degli elementari loro diritti di poter avere una madre che non sìa un assistente sociale e un padre che non sia il sindaco o l’assessore. I rischi di questo nuovo trend giuridico e culturale è che i genitori trattati da bambini, messi come in castigo, perdano per sempre autorevolezza e potere contrattatuale con i figli.
Se lo Stato prende il posto di padre e madre, allora i genitori possono tuttalpiù considerarsi fratelli maggiori o minori dei loro stessi figli. Con evidenti crisi di identità e di appartenenza sia degli uni sia degli altri, in un gioco di conseguenti relazioni perverse che rischia di nun poter essere contenuto né dai figli, tantomeno dai genitori.
A questo punto, che fare? Perché il bambino sia aiutato a tenere aperti i canali di ricezione affettiva nei confronti di entrambi i genitori e non si senta in qualche modo depauperato dalla ricchezza emotiva della propria famiglia d’origine, è necessario lottare per una cultura psicologica e giuridica che tenga conto sia dei bisogni dei bambini sia dei desideri dei genitori.
Perché ciò avvenga è forse necessario istituire la figura della psicologo d’ufficio nelle cause di separazione. Questa operazione costerebbe alla collettività meno di tutto il contenzioso distruttivo di adulti e minori, che rappresenta quasi la regola delle situazioni di separazione in cui vi sia la necessità di una cogestione di figli pedagogicamente corretta e in sintonia con i bisogni sia degli adulti che della loro prole.
Decisivo inoltre, ai fini di una non degenerazione patologica della fase post separazione, l’obbligo dell’entrata in vigore dell’istituto dell’affido congiunto che, inserito nell’ottica della mediazione familiare, vedrebbe ipso facto diminuire il grado di litigiosità degli ex partner. Entrambi i genitori, allora, potrebbero esercitare con eguale diritto di dovere di patria e matria potestà. Segnerebbe questa legge un’inversione di tendenza che regalerebbe salute a tutti.

Il Giornale, 28 febbraio 1996

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