La psicologa Lancellotti denuncia la mancanza di assistenza
L’ESPERTO «Condannati a una vita difficile»

«Purtroppo ci sono milioni di famiglie costrette a vivere in situazioni di abbandono come quella che ha portato alla tragedia di Palermo. Mi stupisco quasi che non ci sia un morto al giorno». La psicologa e psicoterapeuta Alessandra Lancellotti parla di «amore che diventa una camera a gas» commentando la tragedia che ha visto un anziano maestro uccidere il figlio autistico di 26 anni.

Il padre ha puntato il dito contro le istituzioni dicendo «di essere stato abbandonato» perchè per lungo tempo aveva cercato invano di fare ricoverare il ragazzo in centri specializzati per la sua patologia…
«Provo pietà per questo padre che dopo essersi difeso per una vita, non ce l’ha più fatta. Non so quante milioni di famiglie si trovano in questa situazione. E questo accade dalla Legge Basaglia in poi. So di toccare un tabù perchè è stata una legge innovativa e siamo stati il primo paese al mondo a fare una cosa simile. Ma purtroppo i matti esistono e mentre riusciamo andare sulla Luna non siamo però in grado di entrare nella mente di uno psicotico».

Cosa succede in una famiglia che si ritrova a dover affrontare da sola la disabilità di un figlio?
«Sono condannati a vivere uno sull’altro e un dell’altro. La loro vita non esiste più, sono dei segregati vivi in ostaggio dei figli. Le famiglie che devono occuparsi di persone psicotiche diventano pazze, impazzisce la famiglia nel vero senso del termine. In questo caso si è detto che il giovane era autistico e che era aggressivo e violento con i genitori. Probabilmente si trattava di una sintomatologia talmente alta che i genitori dovevano vivere esclusivamente in funzione del figlio, ed è in casi come questi che l’amore diventa una camera a gas. Se questo ragazzo era psicotico e non aveva una comunità terapuetica di riferimento non aveva nessuna possibilità di diventare una persona normale».

Cosa si dovrebbe fare?
«Le persone con problemi psicotici andrebbero ricoverate in un contenitore neutro e seguiti con amore, regole e prassi. Bisognerebbe tirare fuori istituti dove non si riproducano i vecchi manicomi, ma siano dei contenitori seguiti da assistenti sociali e medici. Ma in Italia questo è impossibile, bisogna andare all’estero per trovarli».

Insomma, tutto il peso ricade solo sulle famiglie?
«Si scarica sulla famiglia questo peso, un peso psicologico impossibile da sopportare. Mi chiedo quante famiglie vengono lasciate impazzire nonostante in questi anni si siano decuplicati gli psicologi, gli psichiatri, gli assistenti sociali. Il problema è che la filosofia di base oggi è quella che nega la pazzia, che la riconduce a comportamenti alieni non tali da isolare il soggetto, ma punta a farlo vivere insieme agli altri a scuola come in famiglia».

Per casi come quello di Palermo non basterebbe quindi neppure un supporto esterno alla famiglia?
«Non basterebbe. Il problema è poi che le comunità che assistono persone con problemi psichiatrici sono pochissime. Ripeto, è arrivato il momento di rivedere la legge Basaglia che si basava sul principio che un matto è così perchè vittima della società. E poi penso alla disperazione di quel padre per il quale bisogna provare solo pietà. Era stato lasciato solo prima e ora lo sarà ancora di più. Verrà lasciato solo col suo senso di colpa».

Monica Viviani

La gazzetta di Mantova, giugno 2007

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