Chi non è felice si sente più depresso: parla la psicoterapeuta

MILANO. «L’avvicinarsi delle feste di Natale acuisce la sofferenza: se non sei felice e vedi gli altri felici è un disastro perchè il tuo focolare ti appare freddo, disunito e senza amore».A temere un incremento di tragedie familiari nelle prossime settimane è la psichiatra e psicoterapeuta Alessandra Lancellotti.

Le tragedie di Cosenza e Udine cosa dovrebbero insegnarci?
«Che le persone con disturbi mentali hanno bisogno di essere curate nel tempo all’interno di un contenitore dove ci sia personale medico in grado di seguirle e aiutarle a difendersi da se stesse. Quello che accade oggi è il risultato della legge Basaglia che ha svuotato i manicomi e riempito le case. Si tratta di cambiare le cose passo-passo come sostiene da 15 anni l’Associazione per il ripristino dell’assistenza psichiatrica (Arap) e come chiedono le associazioni delle famiglie dei malati psichiatrici. Chiedono di essere assistiti e di non essere lasciati soli».

Nel caso di Cosenza però, sembra che il movente sia stata l’angoscia per la recente disoccupazione. Può esserci solo questo dietro a una tragedia simile?
«La perdita del lavoro può essere il fattore scatenante, ma una persona non commette gesti così estremi e se lo fa è perchè è affetto da una gravissima patologia mentale che non è stata vista e quindi non è stata curata. Il fatto che abbia lasciato di fianco al cadavere della figlia di 4 anni le bambole e i pennarelli è sintomo di uno stato schizofrenico. Quello che bisogna aver presente è che la pazzia abita non solo vicino a noi ma dentro di noi, vale a dire che in ogni famiglia si annida un cosidetto paziente designato».

Qual’è la strada allora?
«Le cure attuali non sono sufficienti perchè non esistono nosocomi che permettono al malato di essere seguito nel tempo. In una settimana di ricovero non si fa in tempo nè a stabilire una diagnosi nè a predisporre una cura appropriata. Insomma bisogna rivedere la legge Basaglia. Alle persone affette da mali così tremendi non bastano le pillole o le comunità trerapeutiche, serve loro una struttura che li segua per anni. La legge che ha voluto le comunità alloggio è una legge scissa dalla lettura clinica dei sintomi. E bisognerebbe anche evitare di parlare ogni giorno in televisione di queste tragedie perchè l’effetto emulativo c’è».

Il fatto che quasi sempre un delitto familiare susciti stupore in chi conosceva l’omicida, può essere forse il segnale di una sorta di volontà di «non vedere»?
«La voglia di non vedere è soprattutto dei medici che sono poco informati sui sintomi della depressione grave».

Il ministro Bindi ha sottolineato la necessità di un nuovo impianto legislativo per prevenire il disagio famigliare…
«Una nuova legge dovrebbe innazitutto ripristinare i nosocomi per i disabili mentali e bisognerebbe curare il disagio all’interno della famiglia come fanno in Francia e Germania».

(m.v.)

La gazzetta di Mantova, dicembre 2007

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