Musica, danza, lingue straniere e anche un po’ di sport. Le giornate di molti ragazzini sono più dense di impegni di quelle di un manager in carriera. E un gruppo di psicologi spiega perché nei bambini sono in aumento lo stress e le difficoltà scolastiche

Sono bastati pochi minuti per capire che cosa non funzionava con Carlotta: la sua non era una giornata da dodicenne, era un palinsesto. Programmata al quarto d’ora, la ragazzina correva sul filo dei minuti per sbattersi da un corso di nuoto a uno di pianoforte. Al piano l’avevano seduta a quattro anni. Quando la madre l’ha iscritta a tedesco ha detto basta e ha smesso di colpo di mangiare».
Quello raccontato da Alessandra Lancellotti, genovese, psicoioga della famiglia, è tutt’altro che un caso isolato: la sindrome da superimpegno sta colpendo a raffica preadolescenti e adolescenti, vittime di una overdose di corsi di lingue straniere, di lezioni di danza, di musica, di sport.
Di tutti i problemi che affliggono i molto giovani questo ha l’aria di essere il più opulento, legato alle caratteristiche della società dei consumi, competitività e ansia di successo comprese. Non per niente i primi a identificarlo come una delle cause principali dell’aumento delle difficoltà incontrate a scuola da molti bambini, ma anche dei problemi nella vita di relazione, sono stati gli psicologi dell’Unità sociosanitaria locale 14 di Carpi, una delle città italiane in pole position nelle classifiche del reddito pro capite. La casistica messa a punto da Anna Valentini attraverso l’analisi di centinaia di temi autobiografici svolti in classe dai ragazzini della cittadina emiliana è servita come base di una tre giorni di convegno intitolato «La paura di capire» che ha confermato nei ragazzini un preoccupante stress dovuto a un aumento degli impegni». Tra i temi esaminati dagli psicologi il più significativo dichiarava: «La cosa che mi da fastidio nei miei genitori è la libertà che si prendono facendo programmi sul mio futuro».
Tutta colpa, hanno spiegato gli psicologi durante il convegno, della famiglia «puerocentrica», padri e madri che da un lato hanno un assoluto bisogno di occupare i propri figli non solo la mattina, ma anche nelle ore del pomeriggio (non a caso a Carpi il 75 per cento delle madri lavora) e dall’altro fa sui figli enormi investimenti e grandi progetti per il futuro. Purtroppo l’aspettativa di perfezione e di elevate performance maturata nei confronti dei figli si traduce spesso in risultati terribilmente negativi, perché i genitori tendono a sottoporre i ragazzini a vere e proprie sfide, con la conseguenza che chi si sente inferiore alle attese piomba nella depressione, nella mortificazione, in una parola nello stress: con esiti disastrosi.
«Certo, stiamo parlando di situazioni particolari e di fasce sociali benestanti», precisa Mario Lodi, scrittore, pedagogista, gran conoscitore dei problemi dei giovani. «Ciò non toglie che il problema sia preoccupante. Spesso il superimpegno rappresenta il contraltare della videodipendenza. […]

Dada Rosso

Europe, febbraio 1991

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