L’accusa è delle più bieche: atti dì libidine su una minorenne. Marco B., 40 anni, commerciante, vacata. Com’è possibile che la sua separazione da sua moglie diventi separazione anche da sua figlia? Eppure nella memoria dell’avvocato della moglie si legge: “Il padre teneva da tempo rapporti incestuosi con la minorenne in occasione delle vacanze, in tenda… Motivo per cui si ritiene urgente la sospensione della patria potestà a tempo illimitato”. Inutili i tentativi della difesa. Per questo tipo di delitto potevano scattare anche le manette, figuriamoci se in questo clima si poteva chiedere l’affidamento di Rita! Si chiede invece una ctu (consulenza tecnica di ufficio). Per il momento, così sentenzia il giudice, “vietato alcun contatto diretto fra padre e figlia”. Viene solo sancito il diritto per il padre di “vedere la figlia due ore il sabato dalle 14 alle 16, in presenza di un’assistente sociale”. Marco non si capacita. Cerca di urlare la sua rabbia, di reagire con fermezza all’indebito oltraggio, ma gli si strozza la voce in gola, gli sì annebbia la vista, il battito cardiaco gli rompe il petto e il cuore. Toma a casa. Non vuole vedere più nessuno, non dorme, gli viene una depressione grave che lo porta a crisi di fotofobia (paura/impossibilità di guardare la luce) a lui cui è stata portata via la luce dei suoi occhi! Quando esce indossa occhiali pesanti tanto da sembrare un ladro o un brigatista. Finché non mi arriva la telefonata del suo avvocato. Vuole che io sia consulente di parte nella causa fra Marco e la ex per la revoca delle norme dell’affido e perché venga riconosciuta l’innocenza del suo cliente, ai fini dell’affido. Quando vedo Marco B, leggo gli atti d’accusa e le carte avvocatine capisco che si tratta del solito escamotage che usano molte madri per far fuori il padre e mettersi al sicuro da ogni condivisione della figlia con l’ex.
La storia è questa. Giovanna e Marco si sposano perché lei è incinta. Il padre di lei non perdona a lui di aver rovinato la sua bambina. Quando nasce Rita, s’inizia la processione dei parenti di lei in casa, vuoi con una scusa, quella di tenerla mentre essi lavorano, vuoi per temuta incapacità a saper educare la nipote ed ecco che salta fuori la sicumera del suocero a organizzare loro la vita, ungendo le ruote anche con qualche bel bigliettone da 100 mila che non fa male a due sposini con pupo. S’iniziano incomprensioni, litigi (coi genitori testimoni che stanno sempre dalla stessa parte, di lei) finché i due decidono di fare vacanze diverse: iniziano ad andare in tenda in un disperato tentativo di riacciuffare il loro amore e di sentirsi tutti meglio.
Ma in tenda si sta stretti, si sa, e qualche volta è successo che Rita, la piccola, giacesse col padre mentre la madre fuori riassettava o chiacchierava. Fra Rita e Marco (siamo in piena età edipica) nasce un rapporto bellissimo per cui la bambina viene protetta dal padre durante i primi screzi adolescenziali con la madre. Ed ecco la rabbia della madre.
Tu devi stare dalla mia parte, quando dico una cosa, non cercare di guadagnarti il consenso di tua figlia con una sola, occhiata, e tu Rita smettila di andare sempre da tuo padre per i permessi…
Morale, dopo tre anni di liti e alleanze trasversali, arriva la vendetta. Questa madre porta via il padre alla figlia e la figlia al padre, per di più ritorna in famiglia (col tacito assenso dei nonni che le accolgono a braccia aperte). Questa la segreta trattativa dell’inconscio. Per essere sicuri che l’affido sia materno si aggiunge la ciliegina dell’incesto: così si è più sicuri di avere la figlia tutta per sé. In Italia il 97% dei minori viene affidato alle madri che costituiscono una specie di casta, nonché di mafia. Il figlio in questo caso diventa l’ostaggio, l’arma di un potere fatto anche di sacrifici e lacrime, ma sempre molto grande perché irriguardoso del diritto/dovere di un padre dì educare e vedere il figlio. L’incesto purtroppo viene chiamato in causa (vedi Mia Farrow), per e/stirpare il padre e togliergli edipicamente “la luce degli occhi”. Ci sono in Italia 4 milioni di minori affetti da disturbi psichiatrici a causa della monogenitorialità. Vogliamo fare più giustizia anche nel diritto familiare?

L’Indipendente, 27 luglio 1994

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