Sono situazioni che, a prescindere da come si risolvono, incidono profondamente sulla psiche dei bambini. Possono causare una serie di problemi psicologici e forme di nevrosi. E’ la solita storia di incomprensioni e di litigi di coppia che degenerano fino alla violenza. Il solito tira e molla fra genitori che, una volta distrutto il legame matrimoniale, cercano spesso inconsciamente di rivalersi uno sull’altro cercando di tenere i figli solo per sé stessi. Ma nel caso di Luciana Buzzetti e Giuseppe De Francesco in ballo ci sono quattro figli e le accuse di violenze rivolte dalla madre a quest’ultimo. E mentre la guerra senza esclusioni di colpi tra mamma e papà continua (la denuncia al tribunale dei minori e la ferma intenzione di Luciana di raccontare la drammatica storia a milioni di telespettatori lanciando un appello al Costanzo Show le dimostrano) Vincenzo, Davide, Nauomi e Sunn, rispettivamente di 9, 8, 5 e 2 anni affrontano le fasi più delicate della crescita senza la necessaria serenità.
“Non è sempre facile anche per il giudice più esperto stabilire da che parte sta il torto e la ragione – spiega Alessandra Lancellotti, psicologa della coppia – il danno più frequente (e spesso irreversibile) sul versante psicologico riguarda la vita affettiva. I bambini contesi, consideranol’altro genitore come un delinquente. Restano, invece, profondamente legati al genitore affidatario (di norma la madre). Ne consegue uno squilibrio affettivo di cui queste persone possono risentire per tutta la vita e che spesso li porta a cercare nel partner il padre o la madre che non hanno avuto. Talvolta, addirittura, i figli maschi diventano omosessuali perché troppo attaccati alla madre e le femmine frigide. Adottano con gli uomini il criterio dell’”usa e getta” e li considerano tutti dei disgraziati”.
Ma l’amara vicenda che in futuro potrebbe apparire su tutti gli schermi Tv esula dalle storie di quotidiane incomprensioni. Quattro bambini, la mancanza di un lavoro stabile, le violenze di cui la madre accuserebbe il padre la rendono per certi versi anomala. “Quando si arriva a questi punti la prima ad avere bisogno di aiuto è la coppia – spiega ancora la psicologa genovese – ci vuole qualcuno in grado di dire ai coniugi “va bene non andate d’accordo, ma cercate almeno di farlo per quanto riguarda i figli.” Quella di Luciana e Giuseppe è una famiglia in cerca fin dall’inizio di un andamento positivo. Al momento giusto, probabilmente, sarebbe stato risolutivo l’intervento di un terapeuta oppure rivolgersi ai centri di aiuto della coppia”. Centri che purtroppo, nonostante l’alto numero di divorzi, sono numericamente insufficienti. Non arriviamo a dieci in tutta Italia. E per chi, oltre a dover combattere con problemi e tensioni familiari, deve vedersela anche con la mancanza di una sicurezza economica la situazione diventa davvero insostenibile senza una struttura a cui appoggiarsi.

Angela Valenti

Il Corriere Mercantile, 10 gennaio 1992

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