«I desaparecidos vivono da noi. Sono i bambini di cui le famiglie non sanno più nulla: una volta tolti ai genitori i tribunali hanno impedito ogni contatto con la famiglia di origine, anche con i parenti che avevano coi bambini un sincero rapporto di affetto». Alessandra Lancellotti, psicoterapeuta infantile e familiare, esperta di terapia della separazione, lancia l’allarme contro i casi, «sempre più frequenti negli ultimi dieci anni, di minori fatti scomparire per difenderli dai genitori, ma rompendo il delicato equilibrio di affetti con altri parenti della famiglia di origine».
«Partiamo dal presupposto reale che i giudici minorili decidano per il bene del bambino – spiega la psicoioga – : in questi casi tuttavia io ritengo che strappare completamente un bambino dalla sua identità familiare, privarlo delle sue radici, sia un fatto gravissimo che può comprometterne la crescita equilibrata». Sono sempre di più i casi in cui l’allontamento dalle figure dei genitori, ritenuti pericolosi, coincide con la perdita totale della dimensione familiare dì questi bambini che vengono contemporaneamente privati dei nonni, degli zii, di quanti hanno conosciuto fin dalla nascita e che magari non sono colpevoli di alcun abuso. «Sto seguendo il caso di una nonna di Massa Carrara che da due anni non sa più nulla della nipotina figlia della propria figlia che aveva problemi di tossicodipendenza – continua la Lancellotti -. Le perizie effettuate sui nonni hanno stabilito la loro idoneità a crescere la piccola, sono entrambi persone giovani di appena cinquant’anni eppure il tribunale di Massa non ha ritenuto di concedere loro neppure il diritto di visita alla nipotina. Un’altra battaglia familiare persa». L’elenco di simili casi si allunga. Ben venga dunque, dice la psicologa, un ricorso alla corte di Strasburgo che potrebbe smuovere le acque. «Occorre che i giudici che si occupano di questi problemi siano sempre molto trasparenti nel divulgare le proprie decisioni – prosegue la Lancellotti -. Devono spiegare quali motivi li conducono ad assumere decisioni così drastiche di separazione dal nucleo familiare originario. Per la vita dei bambini l’essere costantemente monitoratì può arrivare a casi in cui i piccoli si sentono colpevoli, pur non essendo cattivi per essere contro la loro famiglia, allora diventeranno intrattabili e scapperanno di casa, senza altra possibilità». […]

La Repubblica, 1992

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